L'89


Grillo e l’idea di qualcosa che non sia “acqua pubblica”
28 settembre 2010, 12|17
Filed under: HoVistoUnRap

Ho questa teoria e un quarto d’ora. Ho in testa che Grillo si sia messo in testa di fare un partito-partito, bruciando tappe ed esaltando animi. O “esalando”. L’uomo ha un’idea di contingente e un’idea di prossimo, potranno dire. Prima che arrivi un mio simile, o me in persona, ad ammonire con dito inquisitore che “attenzione alla parola idea”. Che poi, di idee, quali serberebbe il nostro comico? Un approccio, più approcci al futuro, con l’acqua, la banda larga, l’energia, i rifiuti e tutto il resto. Una specie di mamma che ti fa i conti in tasca e ti impone di ottimizzare le spese, usare le scarpe vecchie e provare a fumare un po’ di meno. Altro? Nient’altro.

Dal teatro del comizio perenne – teatro come “scenario”, non già come setting del suo playing something as an actor - è andato blaterando spesso di consumismo, di noi come schiavi del consumo e menate affini. Che suona un po’ come fischiettare che comandiamo finché abbiamo il telecomando in mano, come suggerivano un tempo –horribile dictu. Da qui la trasposizione grilliana - non grillina, attenti al dito inquisitore – da consumatore a elettore: in pratica qualcosa di simile, con la scelta confinata al marchio, il flusso finanziario convogliato in certe, e solo certe, strade, il denaro come sigillo del partito preso, a danno personale e ricavo altrui. La democrazia in pericolo.

Mi chiedo, e gli domando, che idea abbia dell’uomo come persona, come portatore di diritti, l’uomo come altro dal mero fruitore di servizi: il godere dell’acqua, il servirsi dell’energia pulita, lo sbarazzarrsi del tetrapak nel bidone verde foresta. L’uomo come essere sociale, prospettive che nessuna delle cinque stelle contempla. Ho questa teoria, e giusto qualche secondo: che Grillo valichi la persona-consumo per giungere alla persona-utenteuser codificati ad una diversa, miglior vita meccanica, regolata forse da norme più valide, ma atta al solo soddisfacimento materiale. Né lavoro, né uguaglianza, né piena socialità: l’elettore e il cittadino come utente, diverso dal consumatore agitato dal genovese come lo spauracchio incombente, ma altro da cittadino dei diritti, sole patenti democratiche.


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