Manifesto Ideo-Programmatico

2009 Febbraio 18
by L'89

L’evidente deriva totalitaria del B3 (Berlusconi III, evidenti le assonanze con la sigla della loggia massonica meglio nota come P2), suffragata persino dalle candide ammissioni del premierissimo, ci spinge a voler dar fiato a trombe diverse, parole e urla con altri megafoni.

Altre, chè non ci sogniamo, per pudore, a definire nuova un’iniziativa siffatta: tanta prole avversa – fortunatamente – ha prodotto negli anni il bananaio verso il quale rivolgiamo le nostre accuse. Dimostrandone, semmai, la scarsa bastevolezza.
E’ il caso quindi di armarsi, di fare rete, di darci voce, di autorappresentarci laddove conta la nostra presenza, il nostro appoggio: perdurando l’impossibile eleggibilità preferenziale tramite costituzionale elezione, è nella civile e sociale comunità che dobbiamo colorarci, distinguerci, riappropriarci del contingente.
Gli anomali e inquietanti scenari non possono che darci il destro per la creazione di uno spazio capace di dar rappresentanza e unione alla nostra alienità, di informare, nel nostro possibile, i futuri – e, si spera, possibili – fruitori, di coinvolgere la più vasta mole di cittadinanza – rendendola, in tal modo, attiva -, di imbastire tavole rotonde di discussioni e di grida, d’esser spazio di commento e approfondimento, di informazione urlata e di – laddove possibile – interviste. Di fare rete glocale, di fare maglia nel tessuto connettivo civile.
L’89 – così si chiamerà questa sorta di foglio/non foglio – sarà quindi sede del nostro sdegno, sarà rivista gridata indipendente.
Gridata, che ne è l’ora. Saremo, se possibile, capaci di ampliare il nostro raggio attraverso le collaborazioni che chiederemo e riceveremo, di toccare la più grande parte di argomenti, se necessario, ma intenzionati a dar forza solo al nostro fine ultimo: la rivendicazione della sana democrazia rappresentativa e partecipativa che la Costituzione ci garantisce e che i loschi figuri che siedono sui nostri scranni stanno violentemente stuprando.

L’89, dunque, come il 1789 della Rivoluzione.
L’89, come il 1889 che vide nascere la prima pizza Margherita – data non meno notevole.
L’89
, come il 1989 del crollo del muro di Berlino.
Non è tempo di badare all’estetica scrittoria, alla figura retorica o all’ardita metafora che celi il dissidio interiore. Tempo ne avremo, se questo tempo sapremo crearci.
Sicuro, non è questo il momento. E’ ora, invece, di darci voce.
Tra il tacere e il votare Forza Italia non v’è poi tanta differenza.

Il direttore
Ungormìte

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