di Ungormìte
I-God.
Sarà pure l’insano e immortale errabondare mercatistico pre-nataliazio, ma le basi tirate a minimo comune per un post ci sono tutte. A partire dalla glaciale – ebbene, glaciale – scoperta che ha segnato i miei ultimi giorni. Non ne sapevo niente, qualcuno magari sì, ma pare che tale P.R.E.X. Company srl abbia dato alla luce, donandolo in virtuoso e mariano gesto cattolico, un affarino bianco atto alla preghiera digitale. Andiamo nello specifico: una specie di Ipod che accompagna il popolo della santissima vergine nelle giornate dell’avvento, verso l’oscura grotta. Un salmo elettronico: prega col tuo Prex (così si chiama), insomma. E tieni il conto, col pratico conta-giorni. Manco fosse una pillola anticoncezionale (il che collimerebbe un tantino con la vocazione a “concezione maggioritaria” della verginissima maria, immacolata eppure “concetta”). In giro è taggato come rosario Ipod. Cercatevelo, che v’ho detto tutto.
Una tessera sotto l’albero.
Commenti? Nessuno. Basta la parola, un pratico presente da riporre ai piedi del glorioso albero, che non sciupi l’immagine del pacchetto azzurro-celeste, arco tricolore in trasversale, come presidente comanda. Contenente la sacrale tessera del sacrale popolo delle libertà. Sempre, come voce incerottata prevede. E’ il dono dell’anno: la tragica sorte di chi, inferendo parola, cede all’ossequio del redigere – periodicamente – la lista del fashion. Che sia bandana o iscrizione a un partito. E facendo di questa un rapido mercimonio, che non bada al tempo, alle letture e alla ragione del farsi carico di un’idea che sia una (nongià la semplice apposizione di croce sul tondino Berlusconi Presidente). Si sposa così un pacchetto anti-ideologico che, col pensarlo, sussume in essa l’ideologia stessa di superare le sovrastrutture politiche: la moda della non-moda in Simmel. Con buona pace delle radici dette anti-corporativiste del movimento, albori lontani. Plastica. Vendi un suddito.
A Christmas’ In-chew-choh.
E la si chiami come si vuole, poi, ma certo non lontano metto le aperture di D’Alema all’inciucio maximo. La compravendita che cederebbe l’idea d’eguaglianza al quieto vievere e governare dell’uno, perché ferito o platealmente scelto nelle urne. O cosa? Chiedere spiegazioni è sentirsi parlare di “riforme necessarie”, a pensarci comunque un tacito patto sorto con le richieste ad alzabandiera di questi mesi, che hanno sormontato il punto d’equilibrio (adesso forse raggiunto e superato) della decenza. In sostanza mi dico e vi domando, senza punto interrogativo: aridatece Franceschini. Ha spacciato per mesi, senza vendere al novello ammalato. Ora sembra credere a quello che dice. Nel mercimonio odierno pare già qualcosa.
U‘
Fuorinota: Ungormìte è alle prese con la stesura di un saggio (ridete pure). L’attenzione verso il blog è destinata dunque a calare (seppure di poco). Restate all’erta, magari si pubblica ci si fa quattro risate insieme. U’
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A metà ottobre una lettera minatoria ai danni di B viene recapitata alla sede romana del Riformista.
A metà dicembre la lettera di rivendicazione di un ordigno posto presso l’università Bocconi di Milano viene racapitata alla sede milanese di Libero.
Questo Angelucci per i terroristi deve essere proprio miele..
[wd?]
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Articolo di Ungormìte

Uno degli organizzatori del No B day. Giuseppe Grisorio, El Griso, mi leva qualche curiosità. La pentola bolle, l’aria sa di quelle pesanti: duomi-violenze-accuse-minacce. Buona pratica sarebbe fissare alcuni punti. E glieli chiediamo.
- Lascia perplessi una delle prime esternazioni di La Russa a seguito dell’aggressione al premier. “Il No B day è la vergogna delle vergone”. Cosa c’entra? Cosa c’entra il No B day con la violenza? Facciamo chiarezza: qual è la posizione dei “viola” sull’accaduto?
“Una grande manifestazione, con migliaia di persone, che si svolge in maniera assolutamente pacifica e senza un minimo cenno di disturbo per l’ordine pubblico è un vanto per il paese. Siamo riusciti a parlare e a portare in piazza un problema molto delicato gestendolo nel migliore dei modi. Davvero, non si vede il nesso fra il NoBDay e quanto successo Domenica a Milano.”
- Aggiungerei: non si capisce il perché di tanto rancore nei confronti della manifestazione del 5 dicembre, un corteo pacifico che, a pensarci , ha “portato bene” al governo: proprio in quelle ore venivano messi in manette 2 boss..
“Penso che il problema di fondo sia sempre lo stesso: siamo scomodi, per tutta la classe politica. E un po’ facciamo paura, perchè siamo riusciti a creare un grande evento sfruttando strumenti accessibili a tutti e a basso costo. Gli stessi strumenti che i politici sembrano completamente ignorare. Come dire, Obama è il presidente 2.0, qui in Italia abbiamo i politici 0.2.”
- Pare arrivino proposte decise sulla limitazione delle espressioni di critica in piazza. Grossolanamente: laddove c’è una manifestazione non si può presenziare e dimostrare il proprio dissenso. Ma non erano quelli (o alcuni di loro, si veda Stracquadanio) che avevano intenzione di rispondere al No B day con un Sì B Day nello stesso circonadrio?
“L’ordinamento Italiano ha già tutte le leggi che servono per gestire questo tipo di questioni. La libertà di espressione non può mai essere messa in discussione, appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo. Contrazioni sono consentite in periodo elettorale per ovvie ragioni, ma è inutile estenderla ad libitum. E poi, detto da chi voleva realizzare nello stesso giorno, stessa piazza e stessa ora una manifestazione di segno contrario e opposto, fa capire che non c’è un’efficace comunicazione interna.”
– Oltretutto, c’è la rete nel mirino. Dalla rete è partito il corteo, nella rete è tornato per ridiscutersi. E se davvero venisse filtrata e addomesticata?
“Abbiamo già delle contromosse. Se davvero dovessero filtrare o censurare la rete faremmo scoppiare un caso a livello europeo, investendo le istituzioni comunitarie della questione. Ci tolgono la possibilità di scambiarci informazioni via web? vorrà dire che ci incontreremo per strada.”
- Cretinerie: e se B fosse stato aggredito prima del 5 dicembre?
“B è già stato aggredito prima del 5 dicembre (ricordiamo il treppiedi) ma sinora nessuno era arrivato a tanto. E’ triste, come cittadino Italiano, vedere il proprio Presidente del Consiglio, carica istituzionale, subire certi tipi di condotte. Chi fa ricorso alla violenza, non può definirsi democratico.”
- “Alcuni”, sull’onda della violenza subita, s’arrogano la licenza di “spararle grosse”. Siete pronti a “farvi male”? Quale sarà la risposta “on the road” del popolo viola?
Semplicemente, il 19 saremo presenti a Villa San Giovanni, appoggeremo una manifestazione contro il ponte. Nella stessa pacifica forma del 5 Dicembre.
- La cosa più violenta che hai fatto oggi?
“E’ stata rispondere a queste domande a tarda sera, dopo una giornata tremenda e con gli occhi ridotti a fessure per il sonno. Non ho ancora mangiato e cerco di rispondere a tutti coloro che mi contattano. E’ una rara, ma diffusa, forma di violenza verso se stessi.”
U‘
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Tra le proposte recenti, l’estensione della legge che vieta nel periodo pre-elettorale le dimostrazioni contrapposte nella stessa piazza, il disturbo dei cortei altrui. Ma non erano per il Sì B Day a piazza della Repubblica come il No B Day, il 5 dicembre come il No B Day?
[HoVistoUnRap - wd?]
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Articolo di Ungormìte
Catastrofe.
Allora. Dati i tempi e la situazione, mi sembra il momento di andare sul ragionato. Al varco, verga in mano, c’attendono tempi duri. Verrà considerato abominevole alzare il ditino contraddittorio, reputata istigatrice la normale azione di contrasto di una qualsiasi opposizione, sarà stigmatizzato come disdicevole ogni dissenso politico o punto di vista personale che non volga al “rimettiti presto“. La stampa, quei pochi, sono e saranno smarmellati a dovere quotidianamente, i media verranno irregimentati a modino col fine d’acutizzare la contrapposizione noi bravi/loro assassini. Un singulto, il minimo, verrà rieditato e posposto in amplificazioni grottesche (già pagano Di Pietro, Bindi e Travaglio - cercare Studio Aperto di stamattina, al servizio su ‘Passaparola‘). L’affinità elettorale trarrà nuova linfa dall’accaduto, le crepe interne alla maggioranza verranno asfaltate, la libera espressione di dissenso per strada e rete riorganizzata – come già vanno dicendo. Un mot: nella merda.
Vidimare solidarietà, please.
Dobbiamo obliterare la deprecazione del caso? Facciamolo: ministro Maroni, come può ben leggere (e scommetto che ne è capace) sto dicendo, in questo istante, che nulla mai può giustificare la violenza (e scommetto che ne converrà). Anche fosse rea, la vittima, di decennale carriera vessatoria nei confronti della società civile e politica, anche fosse facile preda a causa di preoccupanti falle protettive (e scommetto che ne saprà dare spiegazione). Può andare? Resto? Bene. Allez-y.
Eppure 1: Fini e Casini.
Adempimenti svolti, un paio di puntatine controcorrente. Ho la balzana impressione che lo schieramento politico possa rimanere intruppato, immobile, fermo agli intenti del pre-agguato. Mi spiego: le lingue di Casini e Fini sono entrate in bocca al degente, certo. Ma di poco. L’uno s’erge a difensore della critica su internet, a moderatore conto terzi. Ed è un bene: a situazione data un Casini “battagliero” (badare alle virgolette), vi spiegherò, serve come acqua. Niente aggiustamenti di mira, pare, stessa soglia d’allerta. A che serve? Ungormìte dice: a non lasciare il finto buon senso a casa d’altri, a non ammonire pubblicamente come violenta e bestemmiatrice l’intera opposizione. E dirlo e ammetterlo è già grave. Il secondo. Il secondo i mugugni non li risparmia lo stesso. Va bene le lacrime cantateci dal Corriere (a proposito: “la comodità di poter scegliere”, uno spunto editoriale per De Bortoli), ma che “basta là” e pari e patta non ci crede nessuno, o almeno pare.
Eppure 2: l’elettore.
Altra controtendenza: ci vedrò doppio o male, ma per me la gente – in giro, su internet, interrogata in tv – solidarizza sì, ma è come se s’accomodasse sulla tesi dell’ha cominciato lui. Che dimostrerebbe, se fosse, la prova provata del disamore verso B. Sempre interessanti le domande in tv: alla richiesta di opinioni personali, le persone timidamente accennano al fatto che non la pensano “proprio come lui ma”, che la “pensano diversamente però”, che “pur essendo della parte politica a lui avversa ecc..”. Veltronizzati e con l’aggravante di una cieca paura a dirsi discordi, avversi, pur condannando il gesto. E terrore sarà, a farla sua.
Fidati di Rosy.
Ultima, giusto qualche considerazione finale. Come quando si cerca aiuto nell’urgenza, nell’ultima crisi, nel momento del cosiddetto bisogno, è più facile scremare dal secchiello di amici e affini per accorgersi, infine, quali davvero si sono resi disponibili e utili alla causa, e dunque meritevoli. Data la crisi, dunque, sentite le posizioni, all’oggi è ragionevole potersi fidare di Rosy Bindi. Passi pure De Magistris. Bocciati Bersani e Sonia Alfano (e me ne spiace), rimandato Di Pietro. Così, senza cercarci eroi (ricordava Gramellini stamane: povero anche l’eroe che ha bisogno del popolo. Amen). Testo e leggio rimangono quelli, temibili, davvero istigatori (si vedano i Giornale di questi giorni): è insopportabile sentir parlare, da più parti, di ritorno a epoche buie. Il lascito di questo antologismo d’antan mi spinge però a credere, citando, che la pagheremo cara, e la pagheremo tutti.
U‘
Fuorinota: “Cattivi maestri“, da HoVistoUnRap.
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Articolo di Ungormìte
Vabé, l’abbiamo visto. Inutile riferire oltre, o ripetere che chi vede nell’accaduto (lasciamo a parte i convenevoli sanitari del caso) un’ancora di salvezza per un declino che sembrava inesorabile ha ragione. Perché ha ragione. L’analisi politica, inoltre, la faremo poi, in questo o in altri post – ché tanto la cosa andrà per le lunghe. Eccome. Intanto post di “servizio”.
Mi soffermo intanto su alcune segnalazioni giunte in giornata. E certi quadretti a corredo.
Intanto: Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo TARTAGLIA, Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo tartaglia (in corsivo), SOLIDARIETA’ A SILVIO BERLUSCONI, alcuni dei gruppi artificiosamente transumati in corpuscoli abusivi di sostegno al premier. Ci sono nomi e facce di gente ignara, nomi e facce di amministratori e fondatori. Alle spalle, pare, alcuni siti: LuciLed e Bidplus. Vero? Leggiamo e riprendiamo.
A seguito delle molteplici segnalazioni vogliamo aprire un articolo ufficiale per chiarire una situazione che ci ha dato parecchio fastidio.
Un tipo (che presto denunceremo visto le molteplici situazioni scomode in cui ci ha messo), ha fin dall’inizio cercato in tutti i modi di discriminare il nostro sito. Bidplus ha sempre cercato di ottimizzare le relazioni tra utenti/sito, mantenendo ordine e correttezza nelle varie proposte (anche pubblicitarie).Questo signore, si è sempre permesso di andare in giro a discriminarci, facendolo in svariati modi.A seguito delle molteplici segnalazioni vogliamo aprire un articolo ufficiale per chiarire una situazione che ci ha dato parecchio fastidio.
Un tipo (che presto denunceremo visto le molteplici situazioni scomode in cui ci ha messo), ha fin dall’inizio cercato in tutti i modi di discriminare il nostro sito. Bidplus ha sempre cercato di ottimizzare le relazioni tra utenti/sito, mantenendo ordine e correttezza nelle varie proposte (anche pubblicitarie).
Questo signore, si è sempre permesso di andare in giro a discriminarci, facendolo in svariati modi.
Eccetera. Bidplus adirà a vie legali. Vero? No? Riportiamo ancora che alcuni amministratori di quei gruppi si difendono richiamandosi alla bontà del comunismo, che fanno loro trasfondendo inviti e adesioni finte su gruppi d’augurio al presidente. Ma è difficile districarsi, giuro: arrivano, ovunque, messaggi. Troppo numerosi: impossibile star dietro (qui una proposta di patrocinio legale per chi si ritrova fan di Calimero Riprenditi senza saperlo).
Aggiungo: mi segnalano che esiste un Massimo Tartaglia nei paraggi. E che Tartaglia. E se fosse lui, mi dicono? Riportiamo.

Ma allora? cosa credere? Assolutamente nulla. Leggere, ascoltare, meditare. Senza se e senza ma, ci aiutano a dire alcuni. E senza particelle perifrastiche riportiamo.
Tg e quotidiani stanno dando grande spazio a quanto sta avvenendo on line, con i gruppi schierati pro e contro l’aggressione a Berlusconi.
Danno numeri, mostrano gruppi su Facebook. E’ una battaglia nella quale noi di Forzasilvio.it, il network on line voluto da Berlusconi stiamo facendo la nostra parte. Siamo in 218.000. Siamo in tanti. Siamo però lontani da quel milione di elettori evocato ieri da Berlusconi a Milano: ”Chiamiamo almeno 1 milione dei nostri elettori a lavorare insieme a noi a favore del a lavorare insieme a noi a favore del bene del nostro Paese e degli italiani”.
Quanto è successo ieri in Piazza del Duomo e quanto sta avvenendo oggi mostra la necessita’ di diventare sempre di piu’, per essere al fianco di Berlusconi e aiutarlo a colmare la distanza fra quello che il governo fa e quello che il popolo viene a sapere per colpa della disinformazione dei giornali e della tv”.
Fai registrare almeno due altri amici su Forzasilvio.it.
on. Antonio Palmieri
Responsabile internet PdL
Questa la mail che, oltre alla richiesta d’auguri (in pronta consegna, dicono), arriva alla casella degli iscritti al social network ForzaSilvio.It. Aggiorniamoci ancora un po’ sui portali azzurri.

L’analisi politica, dicevamo, a presto. Tanto riposo per lui e crucci da evitare. Processi inclusi, s’intende. Intanto buon appetito: mangiate e tacete, che non vi faranno parlare.
U‘
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Quel messaggio dai Graviano: ecco perché i due fratelli non smentiscono un bel niente. Anzi.
Articolo di Antonio Rispoli per L‘89
[su concessione dell'autore e del sito julienews.it]
Smentita di stampo mafioso.
11 dicembre, si è svolge un’udienza del processo d’appello contro Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno con la mafia. C’erano da sentire i fratelli Graviano, due boss mafiosi, e Cosimo Lo Nigro, un altro pentito. Tutti e tre dovevano confermare o smentire le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, killer della mafia.
A leggere i giornali, tutti dicono che i fratelli Graviano e Lo Nigro hanno smentito Spatuzza. Ma è proprio così? No. Anzi, c’è stato un vero e proprio messaggio di stampo mafioso. Vediamo di ripercorrere le dichiarazioni.
No all’infame.
Il primo a parlare è stato Filippo Graviano, boss della famiglia e fratello maggiore di Giuseppe. In effetti, era chiamato a convalidare le dichiarazioni di un pentito, di quello che per la mafia è un “infame“. Ovviamente, un uomo d’onore non può avallare le dichiarazioni di un “infame”. Quindi ha smentito, come ha smentito di conoscere Dell’Utri.
Poi è toccato a Giuseppe Graviano, fratello minore di Filippo. Il quale si è rifiutato di rispondere (la legge gli concede questa possibilità, perchè si tratta di una persona che è stata processata per un reato legato al procedimento in corso; quindi, se fosse obbligato a testimoniare la verità, potrebbe accusare se stesso, cosa vietata dalla legge: testimoniare contro se stessi può essere una scelta, mai un obbligo), dicendo al Presidente di avergli mandato una lettera.
Cara, m’è scappato un 41bis!
Giuseppe Graviano ha risposto pressappoco così: “Signor Presidente, le mie condizioni di salute – come le ho scritto nella lettera - allo stato non mi permettono di rispondere alle sue domande. Se però dovessero migliorare, sarò io a farmi vivo con lei per rispondere a tutto quello che vorrà chiedermi“. Dopo di che l’avvocato di Giuseppe Graviano ha cercato di convincere il Presidente a dare lettura del contenuto della lettera in questione. Quando il Presidente ha rifiutato la lettura, l’Avvocato si è lasciato sfuggire un accenno che legava la “malattia” del minore dei fratelli Graviano alla sua condizione di carcerato al 41 bis.
Capisti?
In pratica, è una situazione dove i due fratelli hanno “creato” un messaggio, comprensibilissimo per i destinatari. Per ora, loro non conoscono Dell’Utri (lo dice il boss). Ma il fratello minore – che è il più colto dei due – dovesse “guarire” dalla sua “malattia“, potrebbe andare dai magistrati a rispondere a qualsiasi domanda decidano di fargli. Per esempio, al perchè avesse deciso di investire una parte dei loro proventi criminosi nella Fininvest (circostanza desumibile dal fatto che, secondo molti testimoni, Giuseppe, quando leggeva il Sole 24Ore, prestava molta attenzione alle quotazioni della società di Berlusconi). O su tanti altri dettagli. Comunque lo vedremo presto. Se nel giro di pochi mesi vareranno una legge che blocchi ancora di più l’utilizzo del 41 bis, più di adesso, o lo cancelli proprio, sapremo che il messaggio è stato recepito.
A.R.
Fuorinota: la ricerca più pazza del mondo non si ferma, aspettatevi aggiornamenti e continuate ad aiutarci. Approfittiamo per ringraziarvi delle migliaia di miliardi di contatti degli ultimi giorni e per gli attestati di stima. U‘
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Articolo di Ungormìte
[notizia in continuo aggiornamento >>> controlla sempre a fine articolo]
Ancora una volta, tocca soffermarci sulla vicenda dell’arresto di Nicchi e Fidanzati, i due boss catturati il 5 dicembre. E, ancora una volta, sulla presunta “preveggenza” de IlGiornale.it. Da quanto riportato nei giorni scorsi, infatti, il portale avrebbe pubblicato la notizia prima dell’accaduto. Ci tengo a precisare – così da sciogliere i condizionali d’obbligo – che la redazione del quotidiano di Via Negri ha già fatto sapere che si tratta di errore di battitura: l’arresto di Nicchi, per esempio, era riportato sul sito (da quanto appreso dalla funzione ‘archivio’ dello stesso) alle ore 12,18 (il boss è finito in manette alle 15,00 circa). Il primo commento, allegato allo stesso (che ora dice “20,00″), porta le 15,45, a fronte dell’ora del take d’agenzia usato dalla redazione, delle 15,26.
Le ricerche di queste ore ci hanno portato a desumere che il lancio dell’articolo, tramite la ricerca nella cache di google, dovrebbe risalire alle 11,18. Sulla veridicità dell’accaduto, o sulle sue ragioni (soffiata provvidenziale?), poco sappiamo. Nell’intenzione di fare maggiore chiarezza, scevri dalle allusioni urlate e isteriche che stanno oberando la rete (andateci piano, per favore), abbiamo sentito un esperto del settore informatico. Speriamo possa servire. In tutti i sensi.
Chi sei? Ci possiamo fidare?
“Pino N., tecnico Informatico, webmaster, attestato di Tecnico delle Reti Informatiche.”
Va bene, almeno sentiamo cosa hai da dirci in merito a questa storia. Che idea ti sei fatto?
“Sentita. Facile imbattercisi. A mio parere colui che ha pubblicato l’articolo lo ha modificato varie volte in diversi orari: 11:18, 12:00, 19:03 e infine 20:00. Orario che si trova adesso all’interno dell’articolo virtuale.
Ogni portale sul web gestisce i propri contenuti grazie ad uno script chiamato CMS (content management system) che sia gratuito o programmato sotto commissione di un programmatore. All’interno del CMS esistono varie figure: Authors, Publishers, Editors, e a seconda della loro mansione si occupano della creazione, pubblicazione o modifica dell’articolo. Appena pubblicato l’articolo acquisisce l’orario del server su cui lo script risiede, e in questo caso il server dove il sito ilgiornale.it è situato. Facendo una ricerca sul sito who.is, e inserendo “www.ilgiornale.it” scopriamo (può farla chiunque) che la Ip location è a Roma.
La redazione però parla di errore tecnico..
“Ti dico: non può essere un errore, come spiegato sopra. A meno che chi ha pubblicato l’articolo non abbia modificato l’orario manualmente. Il che suonerebbe scorretto.”
E’ una valutazione. T’avevo pregato d’essere tecnico..
“Aspetta. In automatico il CMS dà l’orario di pubblicazione sincronizzandosi con l’orario del server, come detto prima. Poi la cache di google fa una copia esatta della pagina senza alterare in nessun modo nulla. E’ come una clonazione, ovvio che anche l’orario appaia com’era in origine.”
Appunto. La cache. What?
“Wikipedia dixit, testuale da lì:
La cache (dal termine francese caché che significa /nascosto/) è un insieme di dati che viene memorizzato in una posizione temporanea, dalla quale possa essere recuperato velocemente su richiesta. Le parole chiave sono “temporanea” e “velocemente”: in pratica, questo significa che non c’è nessuna certezza che i dati si trovino nella cache, ma che convenga comunque fare un tentativo per verificarne l’eventuale esistenza. L’origine del nome deriva appunto dal fatto che la memoria cache ed il suo utilizzo sono trasparenti al programmatore, quindi “nascosti” allo stesso.
La Google cache, o più propriamente cache dei motori di ricerca , consiste in copie delle pagine web salvate presso i server di un motore di ricerca. Queste vengono utilizzate per due motivi: eseguire ricerche locali all’interno delle pagine ed offrire la possibilità di vedere una copia, per quanto non aggiornata, di una pagina non disponibile, per problemi momentanei o perché è stata rimossa dal server originale.”
E quindi sarebbe inconfutabile, come prova? E come? Scusa, ma si può manomettere?
“Come spiegato prima può essere manomessa o modificata dall’ author, dal publisher e dall’editor. O anche manomettendo il dato all’interno del database su cui risiede lo script, ma per fare questo bisogna essere amministratori del portale e avere i giusti privilegi. Anche un hacker attraverso falle di sicurezza potrebbe manomettere il dato.”
Anche. E cosa se ne potrebbe dedurre? Che potrebbe essere davvero stata pubblicata prima?
“Sì, sicuro. Che sia stato un hacker, un autore o un amministratore la notizia dovrebbe esser stata pubblicata prima comunque.”
La ritieni schiacciante, come prova? Non c’è altro modo?
“Sì è cosi. E poi, se ci sono degli errori come sostengono loro, perchè non mostrarci i log di sistema? Semplice.”
Sei un cattocomunista?
“What’s politics?”
U‘
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Articolo di Ungormìte
[attenzione: aggiornamenti qui]
Doc e MacFeltri.
Una giornata frenetica. V’avevamo raccontato, per primi (“Mamma..: senza mani!”), visionari e scettici, della lungimiranza del Giornale: notizia dell’arresto dei boss Nicchi e Fidanzati prima delle agenzie. Sembra. O, non bastasse, prima dell’arresto (14:50). Sembra. Come si è evoluta la situazione?
La rete si muove.
L’articolo ha avuto un diffusione virale. Wil (Nonleggerlo) la riporta e la allega di chiamata alla redazione della testata di Feltri. L’analisi da loro fatta è “errore tecnico“, di battitura. Celeri, ringraziano e aggiornano la pagina (ci risulta alle 19:03): l’ora della notizia, ora, dice 20:00. Precisano: l’agenzia da loro utilizzata è la Agi delle 15:26. Bad-Info, altra blogger amica, ci riporta lo storico dei lanci d’agenzia: AGI 15:26, ANSA 15:30, aggiornamento AGI 15:37, APICOM 15:41, col caso di una AGI delle 15:20. Ma poco importa: la diffusione temporale dell’accaduto è quella. Cosa che, a non voler passare per diffidenti, lascia quantomeno pensosi: anche fosse (e non ne dubiteremmo, eh), in Via Negri avrebbero avuto meno di 20 minuti per pubblicare la notizia. E, soprattutto, per farsi commentare (come qui riportato e documentato negli screenshot del precedente articolo).
Cacchio la cache!
Accade che qualcuno, per esempio, ci dica che “quel giorno mi ricordo di aver letto quell’articolo prima di uscire di casa per il B day,percui all’incirca all’una e mezza appena dopo mangiato. peraltro l’orario dell’ultimo aggiornamento del sito del Giornale è ben visibile sotto la testata,ed è l’una e un quarto”. Proviamo a non credergli, ok. Ricerche congiunte – diciamo così – portano però a galla uno scenario, se possibile, ancora più ambiguo. Navigando per la cache di google capita di imbattersi in una pagina che dimostrerebbe l’avvenuta pubblicazione della notizia ben prima dell’arresto dei 2. E, sembrerebbe, se possibile, ancor prima delle note 12:18. Consultando il seguente link si incorre in quella che potrebbe rappresentare la prova provata dell’inusuale pubblicazione preventiva (mettiamola così): 11:18. 11:18!!

Specifichiamo:
da Google: Versioni cache
Continuo: nulla di insinuante. Per ora. O no? Aspettatevi aggiornamenti, la storia è in fase dipanatoria, tra la bufala e la bomba.
U‘
UPDATE
- 16,55: L’aiuto informatico o la testimonianza personale sono accettate d’ottimo grado. Intanto c’è la pista twitter, da verificare. La rete continua a mobilitarsi, coinvolti davvero in tanti: balla? Errore? Coincidenza? Soffiata provvidenziale? O che? U‘
- 18,40: A breve un’integrazione “tecnica”. Intanto, vi pregherei di andarci cauti: abbiamo evitato esplicite insinuazioni, tanto più che una versione grossomodo ufficiale dal Giornale c’è arrivata (per quanto dubbia): errore tecnico. Piedi di piombo, please.
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