Che figata il conformismo!

2009 Novembre 6

Articolo di Ungormìte

conf

Da GG a boh.
Mi concedo una riflessione noiosa. Gaber stilava, da ottimo par suo, quella specie di manifesto del conformismo che è la sua nota canzone. E diamine se le ragioni potevano considerarsi sacrosante: si trovava a scrivere nell’imperio di una prima repubblica cartonata, che al suo paludismo assocciava il perbene dell’estrazione cattolica e la fuoriuscita da un regime che tutti, troppi, ormai sentivano alieno. Era il tempo dell’antifascismo dialettico, da alcuni considerato vero e proprio fascismo ideologico, della retorica della ragione di stato culminata nella falsa e aberrante immobilità nei confroniti dell’affaire Moro, di una classe dirigente che ancora ne piange il sangue scambiato col falso pudore di un, possiamo ribadirlo, conformismo balordo e intransigente.

Il buono, il brutto e il cattivo.
Il conformismo pubblico, apparso pesante ai Montanelli, un proscenio che si faceva bello agli astanti e macrabo dietro le quinte. Ma conformismo. Tuttavia i nostalgici della prima repubblica sanno bene di poter alzare la testa, oggi. E allora: il conformismo 50-90 l’abbiamo inquadrato: sinonimi ipocrisia e corpuscolenti entità che giocavano in buonafede gomito a gomito con i proclami di una vita pubblica in verità becere. Ma così era, ed era.

Politica? Naa!
Oggi? Dov’è sto conformismo? Ritengo difficile appaiarlo a qualsiasi stadio della vita governativa di questa maggioranza, tanto meno a qualsiasi suo esponente. Conformismo – che storicamente abbinerei agli atteggiamenti dei governi repubblicani, o quantomeno al suo elettorato di riferimento – possiamo additarlo nel fare dell’odierno presidente della camera, i sospetti in merito non sono però pochi. E allora avanti: conformisti nel Pdl? Nella Lega poi? No. Udc? L’avrebbero trovato conformista, un tempo, mettersi all’asta? E ora? Nel Pd? Volendo. E, dicendolo chiaro, non credo che da quelle parti dovrebbe avere diritto di cittadinanza. E’ nel ruolo ascritto ad un’opposizione, forse, evitare. Eppure se ne fanno carico, subentrando alle manchevolezze della gerenza governativa. L’abbiamo visto: funziona niente, e il pulpito vale poco la predica.

B vs Rep: 2 a 1.
Conformismo nei quotidiani? Alcuni. L’Unità: conformista, malgrado cotanto fondatore. Corriere inutile citare. Conformista Repubblica? Il capo dei capi. Le 10 domande, per esempio: vera e propria prolusione del convenzionalismo perbene. Inservibile, però: visto con quanta grazia il signor B è riuscito a detonarne la potenza? Risposto, a modo suo. Tutti contenti: Mauro e stampa estera quasi ululano vittoria, lui scevro dall’impiccio una volta per tutte, Vespa ritratto a sfergarsi le mani e argomentazioni delle risposte ormai poco interessanti e prevedibilmente prive di contestualizzazione e veridicità. Col risultato aggiuntivo, non meno rivelante, che d’ora in poi, appresa la lezione, non gli sarà fatta più alcuna domanda a mezzo stampa, saggiata ormai l’inutilità. Auguri e complimenti.

Conformismo alla cicoria.
Conformista Rutelli? Furbescamente. Sul Riformista ci svela che a breve dichiarerà nome del gruppetto e portavoce. Nel suo parlare ai moderati ci si potrebbe ritrovare quel fare da première république già evocato. E che a farlo sia un ex radicale sta forse nel conformismo all’italiana, e nella sua esasperazione odierna: prendere la rincorsa e saltare oltre il dirupo. Così.
U’

Fuorinota: Benvenuto anche a te, Cazzullo. Una dritta?
ijij

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telelungo

Il negazionismo e quell’imbarazzante “anima latina”

2009 Novembre 5

Articolo di Ungormìte

salv

Gente, andar dietro ai padani su  internet è un vero spasso! Mi sento buono, e in vena di condivisioni: beccatevi una sporta di lerciume verdognolo. Vivamente consigliato, oggi, è il sedicente quotidiano indipendente online “IlPadano.com“. Sa distinguersi, il nostro, dalla fumazza giornalistese che Roma stampona ci propina nelle insubriche edicole, perfino dalla troppo accomodante Padania (gettata la sciabola dei quiz Berlusconi-Mafia da troppo tempo). Ma veniamo a noi. Categoria di vago interesse: le lettere al “direttore” (tale Giulio Ferrari. Provate a contattarlo via mail, non disdegnerà repliche).  Lettera numero 1.

E SE MONS. WILLIAMSON AVESSE RAGIONE?
Caro direttore,
ho visto sul Corriere.it il video dell’intervista “incriminata” al vescovo cattolico-tradizionalista
mons. Williamson. Mi sembra che questo prelato abbia esposto in maniera assolutamente pacata quelle che sono le sue perplessità su una controversa questione di storia moderna: l’esistenza delle camere a gas nei “campi” tedeschi durante la seconda guerra mondiale. [...]; sulla questione delle camere a gas [...] si è voluta imporre una verità, un pensiero unico perché evidentemente la cosa non era tanto limpida. I diversi storici che l’hanno confutata, molti di loro sono persino di sinistra e non certo neonazisti, hanno perso la cattedra, sono stati picchiati o uccisi da gruppi di fanatici (come è accaduto ad esempio a degli storici francesi), o processati e incarcerati dalla “giustizia” (in molti stati è reato negare l’olocausto: non si è mai visto porre una simile limitazione a degli studiosi, visto che la ricerca storica è in costante evoluzione, invece in questo caso chi fa scoperte sgradite al potere finisce in galera!). Insomma, io non sono uno studioso e non ho gli strumenti per vantare certezze, però mi informo sull’attualità e tutto quello che è accaduto intorno alla “verità indiscutibile” dell’olocausto non mi piace, mi fa sentire assai meno libero. E’ mai possibile che oggi si possa dubitare di tutto, a cominciare dall’esistenza di Dio, ma non si può dire la propria opinione su un fatto storico? [...] Mons. Williamson ha detto la sua sulle camere a gas, da uomo libero che esprime un’opinione, e viene linciato: le comunità ebraiche pretendono “una ritrattazione” delle sue parole. Insomma che neghi quello che pensa. Non so se lo farà. Ma tutto questo mi fa pensare solo una cosa: e se Williamson avesse ragione?

Carina, su. Ammettiamolo. Lettera 2. Rammento: è un Best of, createvi qui la vostra personalissima rassegna.

LA LEGA CANDIDA SAVIANO? IDEA BALORDA
Caro direttore,
apprendo dagli online che qualcuno nella Lega ha avuto la grande pensata di proporre, per le prossime elezioni europee, la candidatura di
Roberto Saviano, uno che è diventato ricco e famoso per aver scritto un libro contro la camorra. A dire la verità sono in tanti a scrivere contro la camorra, ma non ho capito perché solo costui abbia ottenuto fama e quattrini e non, ad esempio, giornalisti come quello che lo ha querelato accusandolo di aver confezionato il suo libro copiando articoli, senza neppure citare la fonte. Ma siccome piove sempre sul bagnato, un leghista (vabbè si tratta del sindaco di Treviso e segretario veneto del Carroccio Giampaolo Gobbo) ha avuto l’idea balorda di far guadagnare ancora un bel po’ di quattrini a Saviano proponendo la sua candidatura alle europee. Quali sarebbero i meriti e le competenze del Saviano? “Ha avuto il coraggio di scrivere un libro contro la camorra”, spiega Gobbo. Ma, se è tutto qui, concordo con ciò che ha detto Roberto Maroni quando ha ricordato che i veri protagonisti della lotta alle mafie sono gli uomini delle forze dell’ordine, quelli puliti almeno. Insomma, meglio candidare un carabiniere, uno di quelli dall’aria tosta e pulita, magari padano, mentre a me (voglio dirlo come una liberazione!) la faccia di Saviano proprio non mi è mai piaciuta. E poi, è davvero il caso che si discuta di candidature a 800 chilometri da casa nostra? Insomma, di che andiamo a impicciarci noi padani?

Stavo per chiedermelo. I protagonisti veri, dunque, sono le forze dell’ordine e i lustrini di alcune alte cariche, zero dubbi (questa di Maroni me la sono persa, ma magari Mori e De Donno potrebbero illuminarci, in tal senso). E tant’altro ci sarebbe da sottolineare. Ma perchè? Spazio libero, lo chiamano sto padanopuntocom. Dove vi sentireste più liberi di scrivere e leggere idiozie simili?

idiozie

Giusto per dare un altro po’ (loro lo scriverebbero senza apostrofo, ma non mi sogno d’imputargli alcun tipo d’ignoranza: tratterebbesi del divo Padus) di colore: la sezione politica offre due settori (Padania e Italia/Estero), ancora, di recente la direzione dell’impavido foglio online s’è prodigata in un elogio lacrimevole nei confronti del forum dei Giovani Padani (che, per la cronaca, è sempre quello che ha giocato a usare toni minacciosi nei miei confronti e che in questi giorni sta stendendo il foglio costituente della repubblica federale padana, con tanto di scelta di drappi e inni odinici – ma non è poco poco anticostituzionale?). Voi restate nei paraggi, comunque: a breve si L’89 interessanti sviluppi.
Io intanto lo ripeto: B cadrà, la sua fenomenologia imperverserà per anni ma s’estinguerà col tempo. Questi no. Bisogna darsi da fare: quel giorno nessun Bertolaso saprebbe nasconderli sotto una collina del casertano.
U’

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telelungo

Ballerò

2009 Novembre 4
di L'89

Articolo di Ungormìte

legs

Quanto si può andare avanti tra accuse e risse? Quanto può reggere un Paese con la politica che litiga su tutto e tutti?A Ballarò l’Italia del lavoro, dei risparmi, delle bollette s’interroga sull’Italia degli insulti e dei veleni in una puntata in cui Giovanni Floris ospita, tra gli altri, il ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, il presidente dell’antitrust Antonio Catricalà, il direttore del “Corriere della sera” Ferruccio De Bortoli, il direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli, Enrico Letta del PD.

Porgi l’altra guancia.
Descrizione della puntata sul sito di Ballarò, titolo L’Italia del lavoro contro quella degli insulti. Il programma, a mio giudizio, appariva più conciliante (non che fosse solitamente uragano inestinguibile). Si dibatte sul perchè il confronto pacifico assuma le fattezze della chimera, sul lavoro, la crisi e bla. Insomma, un sensibile cambio di registro rispetto ad altre puntate. E va bene.
Scorriamo di nuovo l’elenco dei partecipanti. Un’urticante Brambilla, fantoccino-Catricalà, Fer-Ciuffo De Bortoli, mr. Confindustria Galli, Franco Bechis. Epifani, in fondo l’occhialuto Letta Jr. D’acchitto mi chiedevo: e chi c’è per l’opposizione? Letta piccolo infatti si staglia subito per perbenismo e gradevole confronto, rischiando quasi mai di corrompere l’indole collaborazionista (diciamo così?) che dalla corrente (Bersani-D’Alema) e dal cognome gli provengono.

Con le scarpe sporche di fango.
Il neo-segretario, a voler precisare, di recente è stato chiaro: badiamo al sodo, se c’è da tendere mani si tendano, ma non si parli di fuffa urlando, il primo problema è il lavoro. E d’accordo, volendo, anche su questo. Ma la linea rigorista sembra sia stata imbucata, ieri, anche dal programma di Floris. Certo, Giovanni-Applausi-Per-Tutti non teme inflessioni territoriali nella sua loquela, sempre attenta all’asetticità perfino linguistica. Bersani, al contrario, fa alto vessillo della sua tensione emiliana nel parlare, quella favella che pronunciata sembra badare al sodo, e quindi già farsi strada davanti alle acciaierie in via di chiusura. Ma la questione è: il cambio di tono ha del casuale?

Ghost prompter.
Ora: alcuni giornalacci di destra griderebbero all’impar condicio: adesso che si scandaglia nei loro letti non ne parlano e invocano moderazione. E, tutto sommato, non mi sento di dargli torto marcio. Il punto è: 4 o più puntate, più escursioni sporadiche in altre, per raccontarci le favole e i misteri dell’ escortmania durante l’interregno-Franceschini, più caciarone e attento alle manchevolezze democratiche ed “etiche” (prendiamola alla larga). Assorto Bersani, la tematizzazione si fa diplomatica e concreta, sul danaro la forza lavoro e i dicenti problemi veri. Titolo, ripeto, L’Italia del lavoro contro quella degli insulti. Riflessione a pedice: non è che poco poco l’agenda a Floris la suggerisce spassionatamente qualcuno o qualcosa?
U’

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telelungo

B, il San Raffaele e la self-charity

2009 Novembre 3

Articolo di Ungormìte

auto-carita

Non li tengo per me.
“Ho il dovere di tutelare non la mia persona, ma l’istituzione che rappresento e che mi e’ stata assegnata dal voto di
milioni di italiani. Insultando me si insultano tutti loro, si insulta il loro voto, la loro volonta’, la loro dignita’. E non ho sporto querela. Mi sono rivolto, in modo direi quasi disarmato, ai giudici civili destinando da subito l’eventuale risarcimento del danno all’Istituto San Raffaele di Milano“. Non è una nota nè frutto delle amplificazioni di Bonaiuti. E’ la ormai imperdibile preview di stralci del nuovo libro di Vespa, prossimo ad affollare gli scaffali delle librerie. Dunque, vincesse le cause, i milioni di euro chiesti a Repubblica e Unità andrebbero all’Istituto San Raffaele. Apoteosi di angeli ed epifanie a corredo. Qualche dato?

Don Verzè, mister San Raffaele.
Qualche dato.  Nessuno mi pare abbia fatto notare talune curiosissime congruenze. L’istituto in questione, presieduto dal clero-manager Don Verzè, non rassomiglia affatto alla cascina dei poveri. Anzi, in difficoltà economica lo è, ma di finanza da quelle parti sembrano ciancicarne, e il verdone latita non certo per le zuppe da preparare ai degenti. Anni 70: Don Verzè vuole e costruisce il suo nosocomio, acquista l’area dal conte Bonzi grazie a un finanziamento statale di 600 milioni ottenuto grazie a companciuti e compiacenti leader della Dc romana che intende sfruttare anche per le liquidità edilizie.

Milano(per)2.
Berlusconi
, frattanto, pretende di dar vita alla città di Utopia nella stessa zona. Altra terra del Bonzi viene ceduta, Milano 2 è  realtà dapprima contesa, Verzè accusa sottrazioni di terreno. Via gentleman agreement la soluzione si trova: lottizziamo, un po’ a te un po’ a me, io ti servo tu mi servi. Ecco pero’ l’inconveniente: sopra le teste dei due e dei loro clienti, rumorosissimi, volano gli aerei rotta Linate. L’oasi di pace ai confini della città, promessa dal signor Edilnord, rischia di essere la prima di una sequela ancora in aggiornamento di promesse disattese.

Il cielo su Segrate.
Tra trattative simpatiche e meno, la questione è concretamente risolta ma foriera d’intralci giudiziari: lo spostamento delle rotte aeree tanto agognato dai 2 porta alla condanna del direttore generale di Direzione Generale dell’Aviazione Civile (Civilavia), per avere arbitrariamente modificato le traiettorie dei voli di Linate (con la direttiva NOTAM), alle accuse di abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio e corruzione per tanti (sindaco di Segrate in primis). Nel 77 lo stesso don Verzè viene riconosciuto colpevole di “istigazione alla corruzione”, dio prescrizione lava poi le mani a tutti.

Craxi, la scarlattina e gli angeli.
La storia dell’edificio e dell’uomo s’intrecciano, col tempo, con quella di poco raccomandabili personaggi a marca Enimont e Mani Pulite, quotazioni in borsa, connections e arresti per corruzione. Ma a doppia mandata, nei secoli fedele, a quella del presidente del consiglio, che la elegge a sua residenza riabilitativa come e quanto il comune amico Craxi. E allora lì, nei decenni come in questi giorni, dove gli è stato garantito un check up per la scarlattina e dove alla sua presenza verrà inaugurata una vistosa statua a forma di angelo.

Quasi quasi me lo compro.
L’amicizia, d’altro canto, nei motti della saggezza popolare è equiparata al ritrovamento di preziosi tesori. E allora come non far mancare, all’amico Silvio, un paragone con la provvidenza divinaSilvio? Un artista e un dono di Dio. Vedrete»), viceversa, chi resisterebbe alla tentazione d’acquistare il suo San Raffaele tramite la fondazione Mediolanum, da lui fondata col caro Doris? La notizia è di fine agosto, le cause milionarie intentate a Repubblica e Unità, di quei giorni. Quale provvida coincidenza. Verzè nega da sempre finanziamenti da Arcore, in tanti vedono nel suo ospedale una costola danarosa del dominio berlusconiano. Chissà cosa si prova nel farsi l’elemosina da soli coi soldi degli altri.
U’

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telelungo

Ma cosa mi sono perso?

2009 Novembre 2

Articolo di Ungormìte

eh
La cacca che avanza.
Ma dico: uno non puo’ starsene all’estero bel bello per qualche giorno senza che al ritorno rischi la fastidiosa sensazione dell’alienazione? Direte: è normale, e lo so. Ma la velocità con la quale la linfa tumorale pervade il tessuto socio-politico di questo paese è vertiginosa. E per un paragone col dibattito pubblico e il giornalismo europeo potrebbe essere utile un confronto fra l’avvicendarsi delle notizie straniere all’estero e il susseguirsi urticante e pericoloso delle sciagure sociali che s’abbattono sui nostri cieli.

Morire all’italiana.
Ma davvero volete dirmi che mentre mi bullavo in giro per l’Europa in Italia si moriva disumanamente per mano disumana perchè potenzialmente amica? Davvero si transumava in cadavere per le vie del centro nell’indifferenza arresa e arrendevole di quella che intorno usiamo ritenere civiltà? Civiltà, ecco: a quale grado si situa la nostra società civile? E il senso del giusto e del pubblicamente morale?

Un governo è per sempre.
Davvero in Italia, in mia assenza e senza dirmi niente, B. s’è visto costretto a sbraitare in diretta, a scavicchiare in compagnia dei suoi giuristi alla ricerca di una normetta che lo sollevasse dalla preoccupazione di una sentenza? E sul serio Mills è stato condannato anche in seconda battuta sottolineando la gradazione di connivenza corruttiva del corruttore in questione, sempre B.? Davvero a questo punto ha ammesso, perchè questo è, che manette o mandati, resterebbe in sella perchè questo non sarebbe altro che l’evidenza di un disegno eversivo covato sotto le toghe della magistratura rossa?

Somebody help me.
Ma davvero la Ravetto a 8 e mezzo ha recitato l’amen – a me del tutto nuovo – che disegnerebbe Mills come avverso alla causa di fininvest e che la sua condanna ha del ridicolo perchè lui è un personaggio dichiaratamente ostile a B. ? E Marrazzo, che avevo lasciato alla sospensione del mandato? Sul serio c’è di mezzo B. anche in questa faccendaccia? E davvero quest’influenza sta mietendo morti come spighe a maggio o cosa? Siamo in pericolo o no? Perchè qui sta la lamentela del post: i giornali. Volendomi aggiornare sull’accaduto settimanale, mi sono prodotto nell’ardua decifrazione degli articoli online degli ultiumi giorni. Un’idea non riesco a farmela: nessuno che spieghi, su tutto, per qualsiasi argomento, com’è andata. Le note 5 W a nanna, io, lettore avido d’arretrati, lasciato nel dubbio di articoli vaghi e indefiniti (in questo senso, santi blog). Dunque, seriamente: è davvero successo tutto questo? La domanda è retorica, ma anche no.
U’

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telelungo

Spassionatamente

2009 Ottobre 25
di L'89

Articolo di Ungormìte

piovre under umbrella
Mi si chiede sull’affare Marrazzo. Partendo dall’inedubibile precisazione che la mia opinione è pari al nulla cosmico, così come quella di chicchessia, così mi esprimo. Nessuno ha chiamato il signor Marrazzo all’assunzione di posizioni moraliste e filo-familiariste. Cio’ nonostante, sarebbe stata inverosimile la difesa oltranzista della poltrona regionale. Piuttosto, e in questo mi trovo stranamente d’accordo con lo Scalfari di oggi, la puzza è quella da fine di seconda repubblica. Trans ed escort, corruzione a Milano come in Campania, maretta interna al governo e all’opposizione. Civica marmaglia rassegnata alle morse dell’involuzione finanziaria, fine sempre a se stessa. Corruzione, ricatti ad ogni porta, un paese che il veleno non l’ha rigettato con le scorie dei primi novanta, covandolo per endovena. E’ davvero tempo di scosse.

Spassionatamente, mi si è chiesta opinione sulle primarie del partito democratico. Ebbene: la posizione da me tenuta nelle ultime settimane è stata palesemente filo-mariniana. Supponendo però un risultato esiguo a favore del chirurgo (invero potenziale artefice, se dovesse spuntarla, di un partito ridimensionato. Tosto ma ridimensionato), devo indubitabilmente spostare l’asse della mia preferenza virtuale (quella concreta è già andata) nei confronti di Dario Franceschini. Perchè? Perchè la linea sembra meno flessibile, meno disposta a fare sconti alla maggioranza. E perchè, fondamentalmente, ritengo Bersani (per quanto mi stia personalmente simpatico) ineleggibile. E l’ombra dietro all’ex ministro è troppo grande, ha la sagoma di baffi ed intrugli di pacche bipartisan. Per intanto, sono sinceramente sollevato dalla buona affluenza che i seggi stanno registrando. Che il messaggio giunga chiaro.

Poi: precisazioni su un commento di una presunta Enza Bruno Bossio su questo postLatorre indagato e archiviato a potenza per favoreggiamento, Latorre intercettato coi furbetti del quartierino, Loiero imputato nel 94 e prescritto nel 2000 per peculato e abuso d’ufficio in uno dei filoni del caso sui fondi neri SISDE, Loiero rinviato a giudizio in Why Not, Maria Grazia Fortugno Laganà indagata e rinviata a giudizio a Reggio Calabria, Pirillo nella lista di Why Not, Adamo nella lista di Why Not, rapporti tra Adamo e Saladino, Adamo e l’energia eolica, Enza Bruno Bossio & Saladino: consorzio Clic,  le frequentazioni di Saladino. Sì, comunque: se intendeva dire che l’articolo era carente non posso darle torto: dimenticavo che anche lei è invischiata nelle vicissitudini di Why Not (e non ci sarebbe pure un rinvio a giudizio per truffa in Puglia? Davvero, sto chiedendo. La Calabria non sarà Nuovaiòrche per colpa di De Magistris, come ebbe a dire, ma il tavoliere non è la California). Da notare e misurare, inoltre, i condizionali del caso usati.

Chiudere. L’89 va in vacanza (diciamo) per qualche giorno (facciamo una settimana), cause inderogabili. Approfittare, magari, di questa assenza per inviarci via commento o mail aspre critiche e lodi sperticate sul blog non sarebbe niente male, no? Fateci sapere.
U’

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telelungo

Berluscosa? Ma è quello di Canale 5?

2009 Ottobre 24

Articolo di Ungormìte

b and macciello
Graviano era molto felice, disse che avevamo ottenuto tutto e che queste persone non erano come quei quattro crasti dei socialisti. La persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri. Io non conoscevo Berlusconi e chiesi se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse sì. Del nostro paesano mi venne fatto solo il cognome, Dell’Utri, non il nome. In sostanza Graviano mi disse che grazie alla serietà di queste persone noi avevamo ottenuto quello che cercavamo. Usò l’espressione ci siamo messi il Paese nelle mani“.

Bar Doney, via Veneto, Roma. Gaspare Spatuzza incontra Giuseppe Graviano, e non è la prima volta. Quella, la prima, avviene  a Campofelice di Roccella (Palermo). Graviano spiega a “U Tignusu” (così era conosciuto Spatuzza) un piano piuttosto anomalo: si tratta di una bomba, una bomba a Roma. Una bomba che è uno schiaffo in piena faccia a Stato e legge: a soccombere devono essere un discreto numero di carabinieri, almeno 100, nei pressi dello stadio Olimpico (1993). L’attentato viene organizzato e montato malgrado le perplessità di Spatuzza: giocare in continente è altra cosa. Le rassicurazioni di Graviano (“per rassicurarci ci disse che da quei morti avremmo tratto tutti benefici, a partire dai carcerati”) hanno il sopravvento, ma non bastano a garantire il buon esito dell’iniziativa: l’attentato fallisce, non viene mai più riprovato.

Metà Gennaio 94, Graviano ritiene ormai superflue le velleità offensiviste nei confronti dello Stato, Berlusconi e il “compaesano” del quale non fa il nome (e che i pm della Procura riterrebbero ancora Dell’Utri) sarebbero ormai scesi in campo. 26 Gennaio, Berlusconi dichiara che l’Italia è il paese che ama eccetera: scende in campo. Quattro giorni dopo i Graviano, Giuseppe e Filippo, vengono arrestati in un ristorante di Milano.

Gaspare Spatuzza, pentitosi, rivela ai magistrati di Palermo che la trattativa tra la mafia e lo Stato dura almeno fino al 2003-2004, i referenti politici di questa Berlusconi e Dell’Utri. E’ Graviano, nelle due occasioni sopracitate, ad informarlo, e vabene. Due questioni, allora.
Uno. Che stato e mafia avessero in animo d’intavolare trattative, negli anni novanta, è tesi più che accademia: chi ci assicura però sul protrarsi di queste fino al 2004? Spatuzza ne è certo. In carcere, a Tolmezzo, incontra Filippo Graviano, fratello.

“Graviano mi disse che si stava parlando di dissociazione, ma che noi non eravamo interessati. Nel 2004 ebbi un colloquio investigativo con Vigna, finalizzato alla mia collaborazione che, però, io esclusi. Tornato a Tolmezzo ne parlai con Graviano che mi disse: ’se non arriva niente da dove deve arrivare è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati“. Che ha un po’ il sapore di tavoli d’accordo.

Due: e perchè mai questo Tignusu apre bocca solo oggi, su personaggi violentemente importanti  (leggasi Silvio Berlusconi)? Il pentito avrebbe avuto piu’ d’un timore. Primo, che non gli venisse “riconosciuta la mia attendibilità su altri argomenti”, volendo evitare “speculazioni su questo nome”. Secondo, “per ovvie ragioni inerenti la mia sicurezza”.

Intanto i legali di Macciello rispondono che “è tutta ‘na bufala”, Genchi va a rinfrescare le sue memorie per 8 ore al cospetto del procuratore Sergio Lari e dagli aggiunti Nico Gozzo, Amedeo Bertone, Nicolò Marino. E De Magistris c’avverte: “Le dichiarazioni del pentito Spatuzza confermano che si sta arrivando al cuore della verità in merito alla trattativa tra Stato e mafia. Una verità a cui il Paese deve, moralmente e politicamente, prepararsi”. Noi qui, siamo.
U’

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famiosi

Differences between “oblò” and “oblio”

2009 Ottobre 23

Articolo di Ungormìte

oblo it

Alcune considerazioni attorno a qualcosa. Neanche saprei indicarvi che come quando, o giustapporre aggettivi. Così, prendetevele e impacchettatevele prima di portarle a casa, farete una figura migliore.

1. L’aereoporto Pulkovo di San Pietroburgo segnala l’avvenuta partenza di praticamentetutti i voli della giornata. Sempre San Pietroburgo, sui meteo, appare sgombra da impedimenti aereonautici, visibilità discreta e temperatura attorno ai 5 gradi. Mosca idem, solo un po’ più calda. La seguente immagine catturata da una webcam sul fiume Neva ve ne darà riprova.

hugesize
Lui ha fatto sapere di nebbia. Tremonti avverte: era particolarmente fitta. Dietrologie nostrane e solita arguzia del ministro farebbero il resto.

2. Bersani sarebbe stato visto a polente fumanti in un simpatico festino padano, tra fazzoletti verdi e secessione ruttata in faccia. Daniele Sensi ne dà notizia sul suo blog riprendendola da una trasmissione di Radio Padania Libera. A quanto ci è dato sapere, l’ex ministro sembrerebbe il prediletto a casa-Pontida, il preferito tra le camicie azzurre e il meglio considerato nelle trasmissioni Mediaset. Non ultima, tanto per aggiungerla, anche l’indulgenza dimostrata da Castelli nei suoi confronti ad Annozero (“lei che è un uomo intelligente” era il mood. Che detto da Castelli..). Lo chiedo, imploro, in ginocchio se necessario. Votate. Votate pure. Ci vado anch’io, guardate. Ma non scegliete Bersani. Evitate questo.

3. Restiamo in Pd. Marino risulta in testa ai sondaggi di Espresso e Corriere. Sì, lo so, non ditemelo. Dico solo che spero che i motivati del click siano i motivati del culo per strada (i piu’ motivati, i mariniani, a cambiare le cose), e che l’ozio della gara già vinta possa ferire mortalmente (in senso figurato, intendo. Di recente è meglio spiegare). Io, comunque, ve la metto e vediamo: scommettiamo che Bersani sceglie la Bindi come vice in zona Cesarini?
U’

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telelungo

Step by step nella steppa

2009 Ottobre 22

Articolo di TheSmugCitizen

b&vlad
Il borsone è pronto. Allora: pigiamino, spazzolino, accappatoio. Poi, tre cambi di intimo, 4 o 5 camicie. Giacche: una basta, che dici? Sì, porto quella pesante, che lì fa freddo. Sai che fa freddo in Russia, gioia? Aspetta, hai presente quando dici “Siberia” per dire freddo? Ecco. Vado lì. Vado a trovare un amico. Scusami un’attimo, piccolina. Non mi distrarre: pigia-accappa-spazzo-muta..Calzini, ecco. 5 paia. Che faccia fai? Troppi? Si sa mai, piccina!

Cioè, il borsone non è pronto, è pronta la roba. Guardala lì, tutta sul letto (spostati un po’, cucciola). Annaa..! Annaaa..! Il borsone! Eccola qui, ecco: brava Anna. Ma che bei capelli, oggi. Parrucchiere? Parrucchiere, eh? Gira un po’, fa’ vedere? Ma che brava.. Non m’avevi detto che stavi facendo danza. Vabè dai, presto che devo andare. Da’ bacino? Ecco. Ciao bella, ciao. No, guarda. Fai così, chiedi a Gianni. Sì, Gianni. Giampy? Noo. Ahah! Giampy no, adesso. Guarda, non è proprio il caso. Dai, torno venerdì. Bacino.

Arriviamo alle? Ah, ok. Venerdì mattina a casa però, eh? Allora..meglio controllare: Irap-Gianni fatto, regalo-vlad fatto, accordo-Veneto..accordo-Veneto cazzo, devo chiamar Giancarlo. Come dici? Non c’è? Ma non c’è o non risponde? Vabè vabè, chiamo lo squalo.

Dove dormo? Mi porti a vedere la camera? Permesso..Grazie. Oh ma che bella. Che letto alto. La doccia? Lì? Grazie. Sai, vorrei sciacquarm..Sisì ne parliamo, figurati. No, è che comunque, conoscendo la tua ospitalità. Non vabè, dai: di lavoro se ne parla, certo. Il tempo lo si trova. Nonono, figurati: non siamo la Russia me neppure un palazzo di vetro: in Italia ti faccio passare per capo di stato, mica per capo d’affari. Guarda, mal che vada sei l’amico fraterno. Ah, a proposito, auguri Vlad. Da’ bacino. Ecco..! Vado..eh! La doccia. Ci vediamo dopo.

Mi chiedevo dove..Eh? No, niente: chiedevo dove fosse la..Eh? Southstream? Sisisì, ne volevo parlare. Taranto e quelle robe lì. Ma le candeline, col freddo che fa, le avete accese con la Gassprom (ahaha)? Ah..no, niente. Dicevo, non è che ti ritrovi qualche albo un po’ datato, qualche elenco di nomi..bravo. Già qui? Fa un po’ vedere? Mm..T-To? Che c’è scritto, qui? Toglianti? Au..Augis..Auges. No, sto qui è francese, non mi serve. Lo lascio a Nico. Ah? No, niente.. che quel turco lì è un po’ in ritardo. Dormito bene io? Uh si’, figurati. Lo sai che sui tuoi letti mi ci trovo bene.
TSC

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insanelungo

Io e winnie nel mirino dei cecchini

2009 Ottobre 21

Articolo di Ungormìte

vogliono ucciderlo

Chi non ricorda questa epica prima pagina del Giornale? Un buontempone della base-Pd esprimeva su facebook il lugubre desiderio d’impiantare una pallottola nel cranio presidenziale. Pronto il titolo.
Seconda puntata: su
facebook, sempre su facebook, un coordinamento d’armaioli si starebbe mobilitando con ogni mezzo all’esecuzione delle esecuzioni: la rimozione forzata del presidente del consiglio previa morte – diciamo così.
Se tanto pesa un cambio di stato poco ragionato, allora dovrò ben tenermi antenne dritte e colpo in canna: cos’è, è pronto il
plotone?

fffff

Sì, sono commenti tratti su alcuni forum “padani” che si riferiscono ad un nostro post a loro, come dire, pruriginoso. Ancora.

rrrr
E ancora, sullo stesso, su facebook.

padNon possono mancare i commenti su questo stesso blog.

visc
Dunque, scorte a parte (Fede inquesto senso da grandi mani, se è vero che lui riceve intimidazioni quotidiane – e che Ruotolo, una volta per tutte se ne faccia una ragione), la salute pubblica sembrerebbe comunque essere gravemente minacciata. Nessuno, e dico nessuno, escluso. Attento Silvio? Attento a me. E attenti a, nell’ordine:

- ai rumeni
a morte i romeni

- A Balotelli
balotelli
- A
Travaglio
travaglio
- A
Winnie The Pooh
winnie
Beh, ottima compagnia.
U’

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telelungo