L'89


ACHTUNG
31 agosto 2011, 15|32
Archiviato in: Note Redazionali

Ci eravamo trasferiti qui. Probabilmente – però – non ci leggi sopra niente perché il server è andato a troie.
Dunque, qualora volessi, potresti ritrovarci qui sott’altro nome.

L’intero DB di qua è quasi tutto andato perso. Ci stiamo lavorando.

XOXO
Ungormìte



Il corpo delle cagne
23 aprile 2011, 15|23
Archiviato in: Ice Age

Ricci è un furbo del cazzose lo critichi replica per interposta maschera, per lo più macchiette e volgari (banali) parossismi. Poi ti percula: “Stai parlando con un pupazzo. Sveglia”. Se gli contesti una visione fallocentrica dello spettacolo, agita le due disgraziate facendole muovere in modo ancor più deforme, istigando frustrazione e rabbia: “Non puoi ribattere se queste ti replicano ammiccando allo stereotipo che critichi, caro. E se fingo di dar loro da fare interpretando per il digitale terrestre le barzellette di Totti e rompi il cazzo sei un maschilista attapirato, sei Repubblica, sei Wanna Marchi, sei il male assoluto”. E ciò è quanto si vede dalle 20,35 in poi, ogni sera da qualche anno.

Lo scorso anno ho scritto una storia di copertina per Newsweek intitolata “Berlusconi’s girl problem” (“Il problema di Berlusconi con le ragazze”, NdT) che si apriva con una scena di Striscia la Notizia, un programma di satira su un canale di proprietà di Berlusconi. Nella scena che ho descritto, una donna in costume da bagno accarezzava una treccia d’aglio (che pendeva dalla cinta di uno dei due conduttori del programma, NdT) mentre gli uomini la occhieggiavano. Era uno dei miei tanti esempi della spudorata volgarità che domina la televisione italiana, dove le donne sono trattate come muti e seminudi addobbi ornati di paillettes. [...]

Dopo la pubblicazione della storia di Newsweek riguardo a quanto possa essere sessista la televisione italiana, loro hanno mirato a noi. Puntata dopo puntata, i conduttori di Striscia lanciano frecciate a Newsweek e a me personalmente; gioco onesto – gli ho lanciato io una frecciata per prima.*

Poi c’è un metodo più marziale e coatto di far rappresaglia. Che sarebbe, per dire, l’intimidazione. A me – ve lo dico – i pagliacci horror han sempre messo angoscia. E Ricci è un esemplare unico.  (continua…)



Israele ha ricominciato coi raid su Gaza. Sapevatelo
12 aprile 2011, 11|34
Archiviato in: Globish

In questi quattro mesi di rivoluzioni arabe il conflitto israelo-palestinese è passato in secondo piano, come non fosse più il catalizzatore delle dinamiche geopolitiche della regione. Eppure da giovedì – dopo il lancio di un missile anticarro da Gaza verso Israele, due feriti – sono ripresi raid israeliani sulla striscia, che hanno causato finora 17 morti. Dal 20 marzo, senti senti, sono 35 le vittime palestinesi (qui in spumeggiante fotogallery). Il bilancio più pesante dalla cara vecchia Piombo fuso, dicembre 2008.

Quella, per dire, con la quale “in poco più di tre settimane alla fine 2008, inizio 2009″ è stato portato un “attacco deliberatamente sproporzionato organizzato per punire, umiliare e terrorizzare una popolazione civile, diminuire radicalmente la sua capacità economica sia di lavorare sia di provvedere a se stessa, e di imporle con la forza un senso di sempre crescente dipendenza e vulnerabilità”. Fonte indagine Onu del 2009, redatta da tale Goldstone che adesso, peraltro, ritratta parte del contenuto a favore di Israele. Solo una settimana fa, dalle colonne del Washington Post.

Da considerare: dopo le manifestazioni per “la giornata della riconciliazione palestinese e la fine delle divisioni tra i partiti politici” tenutesi il 15 marzo a Gaza, Gerusalemme e in Cisgiordania (e in parte represse dalle stesse forze di Fatah e Hamas), pare sia più vicina la possibilità di un governo di unità nazionale con Hamas insieme all’ANP di Abu Mazen.

Ad accrescere la tensione tra Israele e Palestina, si aggiunga, anche la proclamazione via facebook di una Terza Intifada prevista per il 15 maggio, ovvero col coincidere del 63° anniversario della Nakba (la catastrofe che segnò l’inizio dell’esodo palestinese dopo la proclamazione dello stato di Israele, nel 1948). Il ministero per gli Affari diplomatici di Israele – questa è proprio carina – ha immediatamente scritto a Mark Zuckerberg chiedendo la rimozione del gruppo dal social network – dopo la richiesta, per la cronaca, le pagine di questo tipo si sono moltiplicate. Importante: il 23 marzo scorso la Knesset ha approvato la continuazione di una legge – la Nakba bill - che vieta ai palestinesi di commemorare la Nakba in territorio israeliano.

Intanto al Cairo, venerdì, i manifestanti hanno raggiunto la sede dell’ambasciata israeliana per protestare contro la ripresa dei raid su Gaza, chiedere la sospensione delle esportazioni di gas a Israele, la riapertura del valico di Rafah ai palestinesi e la chiusura dell’ambasciata stessa. Senza fare il Chomsky di ‘sta minchia, però di questo – e tutto il resto – non abbiamo letto praticamente nulla. Sapevatelo.

Si ringrazia Alyz Humrah.



Hai presente il topic sui blog? C’ho la proposta
9 aprile 2011, 11|43
Archiviato in: HoVistoUnRap

Solitamente quando ci si mette a scrivere di blogger, e si è blogger, è costume partire con la considerazione che i “blogger sono autoreferenziali”, che si parlano contro, che all’estero altro che cazzi e che comunque se metti in una stanza quattro barbieri prima o poi si mettono a parlare di tagliato ai capelli (cit). Che è, tutto sommato per loro, anche divertente. Ora: la faccenda s’è riaperta qualche giorno fa qui, e poi evoluta con la questione del “blogging a un euro a post” letta qui, e ripresa da più parti. I cazzii da enumerare non sono pochi – chiedendo perdono in anticipo per il tono patetico e poco ragionato che andrete a leggere.

Mettiamoci che produrre un post, se non si è avvezzi e/o non si è fuoriclasse, costa un paio d’ore. Anche. E mettiamoci pure che quel post – e qui la questione del fuoriclasse si fa più contingente – diventa inutile quanto a visite ottenute (spesso discriminante remunerativa) e/o contenuti proposti. Da un lato, quindi, abbiamo bassa manovalanza che pretende di fare ciò che non può. Dall’altro una sorta di padronato che chiede un impegno – se non si possiedono i ferri – piuttosto gravoso e redditizio neanche per il cazzo.

Questione lavoro. Chi pretende di trovare sbocchi lavorativi nel giornalismo e/o nei media partendo dal blogging rischia di sentirsi poco poco umiliato, leggendo, riducendo la propria arguzia, la propria professionalità – ma anche la propria banalità, comunque il proprio lavoro, a un ritorno economico di pochi centesimi e l’orgoglio con gli amici. Pretendere di entare in qualche redazione – con o senza pratica via blog – è un esercizio acrobatico in assenza di gravità. E porta, al più, all’esasperazione, alcommunication intern alla Pfizer London o alla casse di un Delhaize di Liegi – che sono, per la cronaca, le mie ultime due application letter(continua…)



Michele Mirabella, l’agit-prop che ballava lo swing
4 aprile 2011, 12|16
Archiviato in: Antennas

Voi non avete idea, e probabilmente perché siete persone normali. Al mattino, verso le 11, arriva scarrozzando un programma tutto nuovo, su Rai3. “Apprescindere“, tutt’attacato e con due “p”. A condurlo Michele Mirabella, arguto nonnetto tv rubato alla steatosi epatica di “Elisir“, e dal registro linguistico medio-alto trasudante infida propaganda: la trasmissione è una celebrazione perpetua dei valori dell’italianità e dell’unità nazionale, fondati sulla piccola Italia dell’aneddotica e sul barattolo dei pelati col brand (sì) del programma, presentino per i gentili ospiti intervenuti.

Roba che saprebbe di ventennio, non fosse la terza rete del 2010. E se i fascisti non fossero di moda, come oggi è. E così sviliamo la condotta del governo senza far nomi, sia mai, bolliamo come insopportabile l’ultima uscita leghista ammiccando al riferimento. E rincarando la dose, per l’avvinto o l’ignaro spettatore: Mirabella si produce, tre volte o quasi ogni mattina, in una specie di conversazione a due fra sé e un cartonato di Garibaldi, il “generalissimo”.

“Lo so che soffri, ma non ti preoccupare”. Musiche alla Sordi, da indovinare inviando la risposta via lettera, l’italiano vetusto e banalotto preprandiale che dovrebbe riscoprirsi elettore Pd. Perché di questo si tratta, un contenitore elettorale sul 3. Naftalina e svarioni di un nonno morale. E pensare che al Partito Democratico possa servire questa giovane e irrefrenabile corazzata racconta più di quanti avverbi Veltroni possa collezionare in u discorso.



Affinità/divergenze fra #ArabTyrantManual e noi
26 marzo 2011, 21|46
Archiviato in: Globish

E insomma: volevo citare in qualche modo questo post d’interesse letto su Global Voice: gente che su Twitter, in questo momento, sta stilando un manuale al despotismo arabo, sotto la hashtag #ArabTyrantManualE che raccoglie “tutte le scuse usate dai governi di quei Paesi arabi che, a partire dalla Tunisia alla fine del 2010, hanno assistito a proteste in cui si reclamano cambi di regime e riforme”.* Roba tra il riflesso comico incondizionato e il tragico (qui un video).

Adesso: commisurato tutto, soppesato e tratto le dovute ed evidenti differenze senza voler urtare la sensibilità di Francesco Costa, ripropongo parte dei tweet, in chiave allusiva. No, così mi dite se ho bisogno di staccare un attimo.

@iyad_elbaghdadi: Usa la religione. Chiama il tuo mufti di stato e promettigli un aumento in cambio di una fatwa ad hoc.*

@iyad_elbaghdadi: Di’ che i giovani che manifestano sono stati manipolati da X (KFC, Nescafé, droga, sesso, ecc.).*

@iyad_elbaghdadi: Chiama la tua celebrità leccapiedi preferita (cantante, ballerino, calciatore, ecc.) e chiedile di andare in tv a parlare in tuo favore.*

@L_Auvergnate: Quando le cose si mettono male, fa’ il tuo primo discorso di un’ora, verso mezzanotte, per dire quanto tu sia devoto alla patria.*

@iyad_elbaghdadi: Di’ che hai sempre governato il Paese per amore e devozione e che non hai alcun desiderio di potere né possiedi denaro.*

@iyad_elbaghdadi: Rispolvera l’uomo nero della generazione di tuo nonno: colonialismo e imperialismo.*

@iyad_elbaghdadi: Inscena manifestazioni in tuo supporto. Ma non dare ai dimostranti bandiere e striscioni. Dagli 50 dollari e un AK47.*

@iyad_elbaghdadi: Se gli altri stati ti criticano, attaccali per non aver compreso la tua cultura. “Nella nostra cultura, io comando. Loro obbediscono.”*

@iyad_elbaghdadi: Interesse straniero X (dove X può essere: islamismo, sionismo, Israele, Iran, Stati Uniti, colonialismo, imperialismo…).*

@defendfreespeak: Spaventa la gente tirando in ballo i Fratelli Musulmani.*

@minimaliteter: Fa’ frequenti e inaspettate comparse in tv, senza dire assolutamente niente.*

@studentIslam: Comunica ai disinformati che il tuo Paese non ha un capo e che tu sei soltanto protettore e fratello del popolo.*

@iyad_elbaghdadi: Esagera. Vantati dei successi conseguiti in guerra per il bene del tuo Paese.*

@imstrawman: Se tutto il resto non funziona, piazzati davanti alla telecamera e fai la vittima.*

@L_Auvergnate: Organizza false manifestazioni in tuo supporto.*

@studentIslam: Dichiara di essere un leader internazionale, re dei re dell’Africa, e che la tua posizione internazionale non ti consente di dimetterti.*

Appendice: si intende evidenziare le tecniche di comunicazione e propaganda. Chi mi obietta che qui da noi non ci sono AK47 per strada è un coglione.



Superstorie di supercappotti a villa San Martino
14 febbraio 2011, 11|49
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Il Giornale
 di sabato si produce in una ridicola tesi a discolpa del presidente-proprietario: ad Arcorechez monsieur le president, solo feste per catechisti. E abbiamo le foto: caste ragazze coi fuocherelli in mano, pose di amici, candida allegria adolescenziale. Ridere, ma non è questo il punto.

E’ questo: notare la marca pubblicizzata nelle manchette in prima pagina, i box ai lati della testata. “Blauer“. Giubbini, simili:abbigliamento. Notare, a pagina due, la marca del giubbino di Noemi. In bella mostra – qui, o cliccando sulla foto, si vede meglio.

Peraltro, voglio dire: se fosse, sarebbe anche la prova del fatto che gli scatti non sarebbero stati rubati alle sobrie serate del Cav. Ma qualcosa di più simile a un set fotografico.